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Il parere del Comitato delle Regioni sul GECT

Abbiamo di recente esaminato i documenti che si pongono alla base dell’Euroregione. Come abbiamo visto essi sono a loro volta fondanti sul Regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio che ufficialmente ha reso possibile la creazione dei cosiddetti GECT.

Per chi fosse interessato ad uno studio più approfondito di questo documento fondamentale  vi proponiamo oggi una breve analisi del Parere del Consiglio delle Regioni dell’Unione Europea in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento UE sul gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera: vi proponiamo dunque le osservazioni che il Consiglio ha effettuato sulla bozza del documento che ha dato origino al Regolamento 1082/2006. Queste appaiono interessanti perchè permettono di conoscere meglio i principi che si pongono all base delle cooperazione transfrontaliera in generale e della nascita delle Euroregioni in particolare.

Innanzitutto è bene specificare come il Comitato delle regioni sia un organo dell’Unione Europea, creato nel 1994 in applicazione del Trattato di Maastricht, il cui obiettivo è incentivare la cooperazione tra le regioni degli stati membri dell’Unione (in particolar modo, tra le regioni limitrofe di stati membri diversi). Esso è un  un organo consultivo, al quale il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione europea hanno l’obbligo di rivolgersi per questioni riguardanti determinate materie, tra le quali vi è la creazione di Reti transeuropee.

Per scaricare il testo integrale della Gazzetta ufficiale della comunità europea dove è stato pubblicato il Parere del Comitato delle regioni in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’istituzione di un gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera (GECT) (2005/C 71/11) CLICCATE QUI.

Fin dall’inizio del documento il Comitato approva l’istituzione di tali gruppi, sostenendo come “la proposta di regolamento in esame possa permettere di trovare soluzioni più efficaci, rispetto al passato ai problemi che ancora sussistono in tale contesto” (par.1) riconoscendo come un intervento dell’Unione sia indispensabile in questo settore perchè da soli i diversi Stati non potrebbero farcela a raggiungere un obiettivo così ambizioso (par.3).

Inoltre lo strumento giuridico scelto dalla Commissione per istituire i GECT, il Regolamento, rivela subito i suoi pregi, permettendo “alle amministrazioni locali e regionali che lo desiderano (di) istituire un GECT senza dover ricorrere a misure di trasposizione o, rispettivamente di autorizzazione, da parte dei vari Stati membri“(par.6). Il GECT appare fin da subito, dunque, come un mezzo snello, di rapida attuazione, non dovendo sottostare alle lungagini burocratiche delle amministrazioni statali. Di questo il Comitato si compiace nuovamente anche più avanti nel documento (par.15) sottolineando l’importanza di questa impostazione che permetterà al GECT di essere dotato di una propria autonomia progettuale e di una propria indipendenza decisionale

Il parere del comitato è anche positivo per quanto concerne i campi nei quali potrà operare il GECT (par.9) che potranno comprendere anche i settori della cooperazione transnazionale ed interregionale, su questo punto, tuttavia, il Comitato chiede una maggior chiarezza, visto che il documento che gli era stato sottoposto si presentava troppo generico a tal riguardo.

Infine il Comitato chiede al paragrafo 19 che “gli accordi europei di cooperazione transeuropea conclusi mediante il  regolamento vengano non soltanto presentati a tutti i membri ed agli Stati membri, bensì anche al Comitato delle regioni“. In questo modo il Comitato “dovrebbe istituire un registro dei GECT esistenti che permetta alle istituzioni europee, agli Stati membri, alle amministrazioni locali e regionali ed anche a ciascun cittadino europeo di consultare rapidamente, in maniera finalizzata, le informazioni disponibili su di un dato GECT. Tale registro potrebbe inoltre fornire un valido contributo alla diffusione delle migliori pratiche in Europa.” Questo, evidentemente, nella speranza che questa tipologia di cooperazione transfrontaliera venga pubblicizzata il più possibile consentendone una maggiore diffusione sull’intero terriotrio dell’Unione.

Evidentemente i vantaggi che questo tipo di cooperazione offre non sono per nulla passati inosservati dal Comitato che ha capito, anticipando lo spirito di medAlp, come solo una maggiore e più forte cooperazione tra i diversi soggetti locali possa portare dei vantaggi sensibili e concreti ai cittadini delle zone di frontiera.

(Matteo Arrotta)

 

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